Pupi Avati

Incontro a Strapaese

Ho scritto, per Oltre la Linea, un articolo sul film di Pupi Avati “Il Signor Diavolo”; il Maestro ha gradito, e ha accettato un’intervista, filmata da Stelio Fergola (fondatore e direttore di oltrelalinea.news), a Roma, il 24 settembre 2019.
Così è cominciata la mia affiliazione al mondo avatiano, tanto che, nei primi giorni del settembre 2020, ho partecipato alle riprese ferraresi del film “Lei mi parla ancora”.

In questa pagina, il gentile visitatore trova:

l’intervista filmata;
gli articoli ad essa annessa;
la recensione a “Il Signor Diavolo“;
immagini dell’incontro;
trascrizione dell’intervista;
reportage dal set di “Lei mi parla ancora“;
diario dai luoghi di “La casa dalle finestre che ridono“.

Oltre la Linea: Pupi Avati racconta del suo “Signor Diavolo”

Destra.it: Tommaso de Brabant intervista Pupi Avati. Su Strapaese e oltre


Grazie a Stelio Fergola per aver reso possibile l’intervista e averla filmata; a Veronica Fanzoni e Dario Macconi per il lavoro di post-produzione del filmato; a Marco Valle per aver contribuito alla diffusione dell’articolo; a Raffaella Di Lauro & Marco Fumagalli; a Fiammetta Giada Facchinetti.

col M° Pupi Avati

la recensione (agosto 2019) di Tommaso de Brabant al film di Pupi Avati Il Signor Diavolo per due testate online

Destra.it: “Il Signor Diavolo”, Pupi Avati torna a Strapaese

Oltre la Linea: Pupi Avati torna con “Il Signor Diavolo”: tra spiritualità, politica e Strapaese

Moltissime grazie Maestro Avati!

Oltre la Linea intervista Pupi Avati

Oltre la Linea ha intervistato Pupi Avati, a seguito di un articolo sul suo film di quest’anno: Il Signor Diavolo. Se la sua produzione più recente si è concentrata su commedie, per lo più famigliari, dal tono malinconico, con Il Signor Diavolo il Maestro Avati è tornato a quel “Gotico Padano” di cui egli stesso è il principale fautore: vicende stregonesche, sospese tra la fiaba (Le strelle nel fosso, Arcano incantatore) e l’horror (La casa dalle finestre che ridono, Zeder), inusualmente (per i canoni del genere) ambientate in un’Emilia sospesa tra i secoli XVIII e XX.
Con questo film, e con gli amici e collaboratori di una vita di una carriera (Gianni Cavina, Lino Capolicchio, Massimo Bonetti, Amedeo Tommasi, il fratello Antonio e il figlio Tommaso), il Maestro Avati ci sottrae al mondo globalizzato del 2019 e ci riporta al Piccolo Mondo Antico di metà Novecento.

Strapaese: un racconto marginale

Sta finalmente tornando la fascinazione per l’Italia minore; il termine “Italietta” sta perdendo la connotazione spregiativa, e i cinefili nostrani (anche giovanissimi) rivalutano con entusiasmo crescente quel cinema degli anni ’70 che ha visto l’affermazione autoriale di Pupi Avati.
Eppure, restano marginali tanti tratti della cultura e del costume di quest’Italia provinciale: ad esempio, non si parla più della figura del diavolo – protagonista di tanta narrazione popolare, centrale nella civiltà preconciliare; non solo non lo si narra più, non se ne parla più nemmeno nelle omelie – i nuovi sacerdoti non affrontano più un discorso sull’Inferno.

Nostalgia e magia tra Ferrara e il Polesine

Avati è tornato all’Italia della sua prima adolescenza: quindi, a quella delle sue scoperte – l’Italia delle paure, d’una cultura contadina ricca di spaventi senza eguali e d’una religiosità legata al peccato e alle punizioni.
Si è trattato d’un ritorno, emozionante e gratificante, a un luogo magico, non contaminato dalla modernità: quella parte dell’Emilia che da Comacchio e Ferrara sale fino al Veneto, già ambientazione di Le strelle nel fosso e La casa dalle finestre che ridono.

Tommaso de Brabant per oltrelalinea.news – Destra.it – tommasodebrabant.net