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In memoria di un calciofilo

Nel marzo 2001 non avevo ancora compiuto 14 anni, e tifavo per il Milan.
Ho diversi ricordi legati alla stagione 2000/01: la sola partita che vidi allo stadio in quella stagione fu un tragicomico 3-3 con l’Atalanta (che a novembre si presentò a s. Siro da favorita; un pomeriggio al cinema (“Fratello, dove sei?”) con mia madre, al ritorno scoprì il 4-1 rifilato al Lecce; una domenica pomeriggio col cielo limpidissimo, sprecata guardando un tristissimo Napoli-Milan 0-0; nello stesso bar, il derby vinto con l’epocale 0-6.
Col senno di poi, per me il campionato 2000/01 dovrebbe essere quello dello scudetto della Roma di Totti e Capello.
Invece……nel marzo 2001, mio nonno Francesco, che era un grand’uomo ma aveva un vizio molto stupido, era in ospedale per un’enfisema.
Nato a Bisceglie, ma di fatto milanesissimo, simpatizzava per la Bari e per l’Inter (quando era bambino, si appostava con i compagni di giochi fuori dall’Arena Civica, a “offrirsi” per portare i sacchi da allenamento dei giocatori interisti, che si trovavano così costretti a dar loro la mancia).
Domenica 18, guardai il riassunto delle partite, poi andai con mia madre e il mio patrigno a trovarlo.Con un filo di voce, mi domandò come fosse finita Milan-Bari. Tutt’altro che compiaciuto per la vittoria rossonera, gli dissi: quattro a zero… sbuffò. Quell’anno la Bari era imbarazzante, arrivò ultima con un distacco abissale dalla penultima e un passivo terribile nei gol.Fu l’ultima volta che parlai con mio nonno Franco.
Spesso ripenso all’immagine che fa da anteprima al filmato che il Milan ha appena riproposto per ricordare l’ottimo Cesare Maldini, al suo debutto da allenatore milanista, che si staglia sull’angolino di stadio che allora era il settore ospiti, con pochi, rassegnati tifosi pugliesi. L’immagine che per me riassumeva il videoriassunto della partita, e che mi si era presentata alla mente per rispondere all’ultima domanda di mio nonno Franco.

(Tommaso de Brabant – tommasodebrabant.net)

Cesare Maldini Milan-Bari marzo 2001

César 2020

Avevamo parlato, in due articoli, delle polemiche femministe riguardo la partecipazione d’un (ottimo) film del grandissimo Roman Polanski, “L’ufficiale e la spia”:

“L’ufficiale e la spia”: Polanski racconta il caso Dreyfus (su Oltre la Linea.news)

Da Cannes a Hollywood, l’isteria sul red carpet (su Destra.it)

Non bastavano gli strilli esibizionisti di Lucrecia Martel, alla rassegna della scorsa fine estate a Venezia, né le minacce femministe all’annuncio che il film del Maestro franco-polacco aveva ricevuto 12 nomination. Adèle Haenel, bambolotta presente ai César in quanto protagonista d’un film diretto dalla compagna, Céline Sciamma (“Ritratto della giovane in fiamme”), ha pensato di dare in escandescenze alla notizia che a Polanski era stato assegnato il premio per il miglior regista. Una sceneggiata vergognosa: un’attrice modesta che, in nome d’una moda culturale particolarmente stupida, inveisce contro uno dei più grandi artisti della storia del cinema – oltre che uomo che ha sbagliato tanto, pagato tantissimo, sofferto enormemente.
Meglio un giorno da Polanski, di cento anni da Haenel…

Mentre la succitata signorina riceveva attenzione non per le sue doti artistiche, ma per le sue smanie inquisitorie; il premio per la migliore attrice andava a Anais Demoustier, protagonista con Fabrice Luchini di “Alice e il sindaco” (su di un immaginario borgomastro della splendida Lione).
Nominata per il premio in questione era anche la divina Eva Green, astronauta per Alice Winocour in Proxima.
Particolarmente magnifica la sua apparizione: in una manifestazione segnata da chi sa soltanto berciare “LGBT” e “me too”, la Green si è dimostrata (come fa non di rado) un bellissimo esempio di classe e stile.