César 2020

Avevamo parlato, in due articoli, delle polemiche femministe riguardo la partecipazione d’un (ottimo) film del grandissimo Roman Polanski, “L’ufficiale e la spia”:

“L’ufficiale e la spia”: Polanski racconta il caso Dreyfus (su Oltre la Linea.news)

Da Cannes a Hollywood, l’isteria sul red carpet (su Destra.it)

Non bastavano gli strilli esibizionisti di Lucrecia Martel, alla rassegna della scorsa fine estate a Venezia, né le minacce femministe all’annuncio che il film del Maestro franco-polacco aveva ricevuto 12 nomination. Adèle Haenel, bambolotta presente ai César in quanto protagonista d’un film diretto dalla compagna, Céline Sciamma (“Ritratto della giovane in fiamme”), ha pensato di dare in escandescenze alla notizia che a Polanski era stato assegnato il premio per il miglior regista. Una sceneggiata vergognosa: un’attrice modesta che, in nome d’una moda culturale particolarmente stupida, inveisce contro uno dei più grandi artisti della storia del cinema – oltre che uomo che ha sbagliato tanto, pagato tantissimo, sofferto enormemente.
Meglio un giorno da Polanski, di cento anni da Haenel…

Mentre la succitata signorina riceveva attenzione non per le sue doti artistiche, ma per le sue smanie inquisitorie; il premio per la migliore attrice andava a Anais Demoustier, protagonista con Fabrice Luchini di “Alice e il sindaco” (su di un immaginario borgomastro della splendida Lione).
Nominata per il premio in questione era anche la divina Eva Green, astronauta per Alice Winocour in Proxima.
Particolarmente magnifica la sua apparizione: in una manifestazione segnata da chi sa soltanto berciare “LGBT” e “me too”, la Green si è dimostrata (come fa non di rado) un bellissimo esempio di classe e stile.

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